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Fabiola De Clercq, presidente ABA


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Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore alla salute del Comune di Milano
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Anoressia, comunicare è tutto. Ma male è peggio. E ABA lo dice anche in spot

22/09/2009

Stiamo parlando dei contenuti della conferenza stampa di sensibilizzazione, informazione e formazione sulla corretta comunicazione in ambito di Disturbi del Comportamento Alimentare, tenutasi ieri a Milano, fase finale del progetto ‘In FormAzione. Disturbi del Comportamento Alimentare e Mezzi di Comunicazione’, realizzato nell'ambito del più ampio ‘Le Buone Pratiche di cura e la Prevenzione Sociale nei Disturbi del Comportamento Alimentare’, promosso dal Ministero della Salute, del Lavoro e delle Politiche sociali e dal Ministero per la Gioventù, nel quadro del Protocollo di intesa ‘Guadagnare Salute’. Un evento che ha presentato il documento definitivo (per accedervi clicca qui e digita username: comunicazione, password: informazione) realizzato in collaborazione con gli operatori della comunicazione on e off line, per indicazioni su una comunicazione socialmente corretta sul tema

Come al microfono di youmark spiega Fabiola De Clercq, presidente dell’ABA, volendo anche proporvi l’intervento dell’assessore alla salute del Comune di Milano Giampaolo Landi di Chiavenna (che non ha nascosto il suo no a a modelle bambine e anoressiche in passerella alle prossime sfilate milanesi), nonché la visione dello spot a firma ABA, per la sensibilizzazione collettiva al tema. 

Perché i media possono e devono fare una grande parte. A patto che conoscano, che sappiano, che la loro informazione sia corretta. Notizie, immagini, video, contenuti, influenzano il contesto sociale e di conseguenza i comportamenti individuali. Così, quando l’argomento riguarda i disturbi del comportamento alimentare, diventano fattore di rischio. Protettivi e preventivi, ove corretti e consapevoli, mentre volano per l’aumento della probabilità del verificarsi delle sindromi, se non. Di qui la creazione di un documento che crei valida sinergia tra il lavoro del clinico e del comunicatore, in nome della qualità delle informazioni. 

E’ fondamentale che la comunicazione si allontani dall’approssimazione, dal luogo comune, dalla generalizzazione, ma anche dalla drammaticità, dall’eccessivo allarmismo, dallo shock
(non a caso ABA si è fortemente battuta per il ritiro della campagna ‘pro Anorexia’ di Nolita, a firma Toscani). Partendo dalla denuncia dei siti pro ana e pro mia, che sfruttando il bisogno di aggregazione e di appartenenza, per diffondere viralmente messaggi di distruzione, avvalendosi dell’attuale desiderio mimetico di voler essere come gli altri, di rivalità, in cui alla crisi degli ideali si risponde con la certezza del corpo. E che sono così alla portata da essere facilmente raggiunti dai giovani. Includendo anche bambini, dagli 8 ai 12 anni, per i quali il tempestivo, quanto corretto, intervento della famiglia è tutto. 

Come, poi, lo è in ogni caso. Il tempo, infatti, c’entra. Più passa, più la malattia si insinua, logora. Una malattia diversa da persona a persona. Per cui ogni caso è un caso. Seppur oggi ne soffra ben il 5% della popolazione, includendo non solo l’anoressia, ma anche bulimia (altrettanto pericolosa), obesità, vigoressia (disturbo alimentare per eccesso di sport che sta colpendo soprattutto l’universo maschile). Sintomi ai nostri giorni aggravati dalla concomitante depressione, dall’abuso di sostanze, dalle dipendenze. Disagi profondi. Perché nell’obesità non c’è mai il reale desiderio di dimagrire. Così come nell’anoressia di mangiare. Chi ne soffre, infatti, le assume come cure. Sbagliate, ma cure. Per questo non vuole guarire.

 

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